Così la critica:

 

“…un’operazione che mi pare di non comune rivoluzionamento in quelle che da secoli sono le formule dei programmi degli spettacoli circensi.”

Nico Pepe

(IL GAZZETTINO – 15.03.1084)

 

“Un’idea originale che potrebbe significare una svolta molto importante nella storia del circo.”

Nico Pepe

(GAZZETTA DI PARMA – 19.03.1984)

 

“Pensate… ad un circo anti-circo, nuovo, non tradizionale, eppure con tutti gli ingredienti che da sempre fanno la magia del circo. Brutto dite? No, bello, anzi bellissimo. […] Bello e affascinante come qualcosa di nuovo che raccoglie quella musica, quei colori e quella poesia che appartengono al circo di sempre, e non sono mai vecchi e mai nuovi.”

Lorenzo Reggiani

(L’ARENA – 30.03.1984

 

“Un circo, uno spettacolo di poesia. Lieve, quasi un sogno.”

Giancarlo Pretini

(CIRCO – aprile 1984)

 

“È circo restituito, rigenerato, […] sempre lieto, inappuntabile. Ha la grazia d’un ramo rinverdito dalla sua stessa linfa, la poesia antica di un sogno reale che, tra musica e danza tutti coinvolge.”

Claudio Capitini

(L’ARENA – 12.04.1984)

 

“Affascinante come le fotografie d’epoca eppure moderno, questo speciale circo viaggiante crea un clima di dolcezza… per far capire, un po’ alla Federico Fellini, che questo mondo non è morto…”

Santo Dalla Volpe

(TG 3 Piemonte – 29.04.1984)

 

“…tutto gioca sulla dolcezza. Uno show che sa rapire.”

(IL GAZZETTINO – Pordenone – 12.09.1984)

 

“Evidente appare l’influsso del circo tedesco Roncalli, del quale il regista Giarola, profondo ed entusiasta conoscitore della storia del circo, ha ulteriormente elaborato fili conduttori e giochi di luce.”

Silvano Traisci

(PRIMI PIANI – Roma – 8/9/10.1984)

 

“È una forma di teatro-circo, […] che con l’attenta regia di Antonio Giarola, rifiuta il sensazionale e ricerca piuttosto una poesia sottile che ha il profumo di una rosa, i colori delle favole e la magia che dilata il sorriso.”

Sandra Ricci

(LA NUOVA VENEZIA – 16/10/1984)

 

“Quando si esce dal tendone, non si ha la sensazione di aver incontrato il mondo tipico del circo, bensì di essere stati presi dal fascino dolce e naif della poesia, quella un po’ triste ma vera.”

Liliana Boranga

(LA NUOVA VENEZIA – 10/10/1984)  

“Lo spettacolo, una volta iniziato, […] ti avvolge e non ti lascia il tempo di ricomporti, il suo ritmo mai aggressivo non ha pause… Gli applausi stessi del pubblico, nascendo spontanei, diventano quasi sommessa espressione di una gioia interiore delicata.”

Giuseppe Fioravanti

(LA VOCE DEL BASSO VERONESE – dicembre 1984)

 

                        

               

       

 

 

 

 

 

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